Rocca d’Anfo, un gioiello immerso nella natura

Rocca d’Anfo, un gioiello immerso nella natura

La Rocca d’Anfo è un complesso militare fortificato eretto nel XV secolo dalla Repubblica di Venezia nel Comune di Anfo, sul Lago d’Idro. L’agglomerato, costituito da costruzioni militari, è di forma triangolare: un lato corrisponde all’incirca a un chilometro di riva del lago, gli altri due lati si sviluppano sul versante orientale e occidentale del Monte Censo. Edificata su una superficie di 50 ettari, la Rocca d’Anfo fu rimaneggiata e ingrandita in diversi periodi dagli ingegneri militari di Napoleone Bonaparte, di Giuseppe Zanardelli e dal Genio Militare Italiano. Dal 2015 è aperta per visite guidate nei week-end primaverili ed estivi.

Il luogo in cui sorge la Rocca d’Anfo costituì da sempre un confine naturale per chiudere il passo verso la Pianura Padana.

Il periodo visconteo

Nei primi del 300 i Visconti ordinarono al Podestà di Brescia di costruire una linea di sbarramento sul Caffaro.

Il periodo della repubblica della serenissima

Durante il dominio veneto iniziato a metà del 1400, la Repubblica della Serenissima impose una pesante politica daziaria che gravava sullo spostamento delle merci. La fortificazione, che si allungava lungo tutto il versante della montagna, assunse allora due compiti importanti: il complesso basso, operava il controllo del confine e della strada, mentre la parte alta aveva una funzione difensiva.

L’impero francese

Nell’anno VII del calendario rivoluzionario francese (14 gennaio 1798), venne lanciato il progetto della Rocca d’Anfo per volere di Napoleone Bonaparte. Egli voleva una fortificazione per avere nella Rocca di Anfo una piazza che potesse essere lasciata a se stessa e che sapesse resistere a un attacco di artiglieria. Doveva essere in grado di resistere con una guarnigione di quattrocento uomini, per venticinque giorni almeno, ad una potente colonna nemica.

I lavori della vetta della montagna Parlessi, ai piedi del Monte Censo, iniziarono nel 1803 su progetto dell’ingegner François-Joseph-Didier Liédot. Dell’inespugnabile fortezza napoleonica venne però portata a compimento solo la parte alta, data la difficoltà dei finanziamenti e della continua richiesta di manutenzione annuale. In concomitanza venne modificato anche l’assetto della vecchia fortificazione veneta.

La Rocca d’Anfo, però, non fu mai utilizzata per lo scopo per cui era stata fortemente voluta da Napoleone.

Dal risorgimento all’Unità d’Italia

La nuova situazione politica creatasi con il dominio austriaco sul Lombardo-Veneto portò a una condizione di superamento dell’importanza strategica che la rocca valsabbina aveva goduto per molti secoli. Divenne il massimo avamposto del potere asburgico della valle e punto di appoggio per garantire la via del Tirolo in caso di grave crisi o immediata ritirata.

Con l’Unità d’Italia e lo sviluppo che ne seguì, in terra bresciana verso la fine del 1800, Giuseppe Zanardelli diede impulso alla città e al territorio. Fu, infatti, in questo periodo che la Rocca d’Anfo ebbe un rinnovamento delle attrezzature difensive con i lavori di ampliamento e ristrutturazione delle batterie, evidentemente necessarie per controllare il confine con l’Impero Austro-Ungarico.

Il ventesimo secolo

La Prima Guerra Mondiale non toccò da vicino la Rocca d’Anfo che, rimasta relegata nelle retrovie, non vide sfruttato il suo potenziale di artiglieria, restando quindi destinata a magazzino e deposito di munizioni fino al termine della guerra nel 1918. Con il definitivo cambiamento territoriale la fortezza perse irrevocabilmente ogni possibilità strategica con il conseguente annullamento delle sue funzioni. Da quel momento fu utilizzata solamente come caserma, punto di appoggio logistico e deposito di armi e munizioni fino all’anno 1975 e poi dismessa.

Il progressivo degrado, l’incuria, i movimenti franosi e i gesti vandalici hanno messo a dura prova ciò che il tempo aveva risparmiato.

 

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