Locals of Lombardia: intervista al Prof.

Locals of Lombardia: intervista al Prof.

5 agosto 2016

Oggi vi presentiamo il Prof. Tino Bino politico, commercialista, scrittore e docente universitario. Un uomo che ha sempre prestato molta attenzione al suo Paese e alla sua gente.

Tino

  • Se dovessi descrivere Iseo con 3 aggettivi, quali sceglieresti.

Sobrio,appartato, signorile non nel senso della pomposità e alterigia, ma in quello del buon gusto e toni smorzati, propri di un paesaggio umanizzato

  • Qual è il luogo che gli instagramers non possono non fotografare?

La parrocchiale di Iseo, una piazzetta di tre chiese, di misura sproporzionata, troppo piccola rispetto ad una campanile romanico unico in Lombardia e troppo alto per guardarlo da così vicino. È il senso che la bellezza può anche essere sproporzionata.

  • Qual è l’esperienza assolutamente da non perdere se si viene a Iseo?

Sedersi sul porto davanti al Lago all’ora del tramonto col sole che cade proprio di fronte così a portata di mano che pare di poterlo toccare. Il paesaggio si fa sereno e felice e illude chi lo guarda di essere, ingannevolmente, per quell’istante, felice con lui.

  • Cosa pensi del progetto #inlombardia365, che vuole aprire la Lombardia al mondo?

Un obiettivo ambizioso,tanto più utile quanto più l’universalità della conoscenza rischia di appiattire le specificità dei luoghi. Qualche giorno fa partecipando alla presentazione di un libro in colloquio col prof.Romano Prodi, ho sentito quest’ultimo raccontare di una sua recente lezione in una università americana venendo presentato così: “ professor Prodi, Bologna University, Spain”. Insomma dall’America la conoscenza della Regioni italiane è un poco scoscesa.

  • Se un turista dovesse imparare tre parole / espressioni nel dialetto del posto, quali dovrebbero essere?

Per Iseo e il suo lago ne basta una “naet”, una piccola filante imbarcazione da pesca costruita sul lago con caratteristiche che dicono tutto sulle acque, sui pesvi, sui venti, sulla storia, insomma sulla identità dei luoghi. Il “naet” è uno dei genius loci del lago.

  • Cosa per te significa Franciacorta? Come la descrivi?

Franciacorta è una terra che fino a trent’anni fa era una distesa cava d’argilla per fornaci, un territorio un tempo paludoso, bonificato dai monaci cistercensi. Poi trentacinque anni fa la tecnologia ha fatto fallire le fornaci, eccesso di produzione che non può essere trasportata oltre una media distanza poiché il costo del trasporto diviene superiore a quello del prodotto. Così è nata la vocazione vitivinicola con investimenti colossali che hanno trasformato e disegnato il paesaggio in colline colorate di vigne. La Franciacorta oggi è una etichetta di eccellenza. Non deve strafare, tutelando ad ogni livello il territorio prima che il prodotto.

  • Cosa ti manca più di Iseo quando sei lontano?

Per chi abita sul lago pesano le atmosfere, quella immaterialità che non si traduce in monumenti o beni, ma resta dentro come il profumo che il Lago emana di sera, con il buio della notte, un misto di gusto antico e di piccola patria.

 

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